Partecipazione dell’Organic Action Network Italia al workshop di IFOAM EU “Keeping GMOs Out of Food”

Il workshop “Keeping GMOs out of food” si è tenuto il 6 e 7 luglio 2017 a Echzell, in Germania, e ha visto la partecipazione di 31 persone provenienti da 12 differenti Paesi in rappresentanza di ben 27 organizzazioni e aziende impegnate sulla tematica degli organismi geneticamente modificati.

Avviato nel 2014, il progetto “Keeping GMOs out of food” ha l’obiettivo di proteggere le filiere alimentari libere da OGM dalle contaminazioni da organismi geneticamente modificati e in questo modo garantire una prospettiva economica per i produttori europei biologici e sostenibili, incoraggiando strategie e politiche per mitigare i rischi di contaminazione. Le tre tematiche principali del progetto sono gli OGM, le nuove tecniche di ingegneria genetica e i brevetti sulla vita.

In un quadro Europeo in cui le aziende agricole riproducono autonomamente meno dell’1% delle sementi per la coltivazione di verdure e solo il 50% per la semina dei cereali, appare evidente come la disponibilità sul mercato di sementi biologiche e biodinamiche di qualità sia fondamentale per un sano sviluppo del settore. Attualmente infatti, la maggior parte dei semi utilizzati in agricoltura biologica proviene da varietà derivate da tecniche riproduttive convenzionali. L’agricoltura biologica ha urgente bisogno di sementi e varietà alternative!

Durante il workshop Matthias Stolze di FiBL ha presentato uno studio che l’istituto di ricerca sta conducendo al fine di giungere a una valutazione quantitativa degli impatti socioeconomici della coesistenza OGM/bio su 10-12 filiere europee. Obiettivo è individuare quali costi addizionali vengano a crearsi per filiere non OGM a causa di produzione e import di OGM; in che misura le filiere bio e convenzionali europee ne siano colpite e come la produzione di OGM influenzi la competitività delle filiere analizzate e i prezzi al consumatore dei prodotti corrispondenti.

I lavori si sono poi concentrati sulle nuove tecniche di ingegneria genetica, con la presentazione di aggiornamenti sul loro status legale. Il quesito principale a livello dell’Unione Europea è il seguente: devono essere considerate come OGM e quindi incluse nello scopo della normativa per gli OGM (direttiva 2001/18 e regolamento 1829/2003)?

Le tecniche sotto analisi sono le seguenti:

  • Mutagenesi indotta da oligonucleotidi (ODM)
  • Nucleasi a dita di zinco di tipo I, II, III (ZFN-I, ZFN-II, ZFN-III)
  • Sistemi CRISPR/Cas
  • Meganucleasi
  • Cisgenesi
  • Innesto su portainnesto transgenico
  • Agro-infiltrazioni
  • Metilazione del DNA diretta dall’RNA (RdDM)
  • Selezione varietale inversa (RB)
  • Genomica di sintesi.

La definizione di OGM nella direttiva 2001/18 si trova all’articolo 2 e afferma che sono considerati OGM “gli organismi, tranne gli esseri umani, in cui il materiale genetico è stato alterato in modi che non si verificano naturalmente tramite processi di accoppiamento e/o ricombinazione naturale. Le tecniche o i metodi di modificazione genetica che implicano l’esclusione degli organismi dal campo di applicazione di questa direttiva, a condizione che non comportino l’impiego di molecole di acido nucleico ricombinante o di organismi geneticamente modificati diversi da quelli prodotti mediante una o più tecniche oppure uno o più metodi elencati qui di seguito sono:
1. la mutagenesi;
2. la fusione cellulare (inclusa la fusione di protoplasti) di cellule vegetali di organismi che possono scambiare materiale genetico anche con metodi di riproduzione tradizionali.”

Una prima richiesta di pronuncia pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea presentava i seguenti quesiti:

  1. I prodotti ottenuti da mutagenesi dovrebbero essere considerati OGM in base alla definizione della direttiva 2001/18? La mutagenesi, in particolare quella indotta, dovrebbe essere inclusa nell’ambito di applicazione della Direttiva 2001/18?
  2. La definizione di OGM e l’ambito di applicazione della Direttiva 2002/53 (sulle sementi, testo completo visionabile qui ) sono diversi da quelli della Direttiva 2001/18?
  3. Gli Stati Membri potrebbero avere regole nazionali riguardanti la mutagenesi?
  4. Se la mutagenesi è esclusa dall’ambito di applicazione della Direttiva 2001/18 (valutazione del rischio/tracciabilità), la Direttiva è conforme al principio di precauzione?

Le organizzazioni francesi partecipanti al caso giudiziario asseriscono che c’è una differenza tra quella che era chiamata mutagenesi al momento dell’adozione della Direttiva 2001/18 e le nuove tecniche sviluppate in seguito (mutagenesi casuale in vivo VS mutagenesi indotta in vitro).
Inoltre sottolineano come la Direttiva 2001/18 vada interpretata alla luce del Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, nella definizione di organismo vivente modificato (in vitro VS in vivo):

“Living modified organism” means any living organism that possesses a novel combination of genetic material obtained through the use of modern biotechnology; “Modern biotechnology” means the application of:
a. In vitro nucleic acid techniques, including recombinant deoxyribonucleic acid (DNA) and direct injection of nucleic acid into cells or organelles, or
b. Fusion of cells beyond the taxonomic family, that overcome natural physiological reproductive or recombination barriers and that are not techniques used in traditional breeding and selection.

Le aziende approfittano di questa confusione per sostenere che ogni nuova tecnica dovrebbe essere considerata mutagenesi e quindi esclusa dall’ambito di applicazione della direttiva.

Pressioni per modificare la legislazione sugli OGM sono già in atto, in particolare la posizione del legislatore è che molte delle tecniche non dovrebbero essere oggetto della normativa poiché “hanno dato prova di essere sicuri nel corso del tempo”.

Un approfondimento molto specialistico sulle tecniche di modifica del genoma e dell’epigenoma è stato fornito dal professor Yves Bertheau dell’INRA (Institut national de la recherche agronomique, Lione, Francia) e dalla Dott.ssa Janet Cotter. Ci è impossibile riportare ogni dettaglio, ma sottolineiamo alcuni punti salienti del discorso:

  • Tutt’ora la maggior parte del DNA rimane sconosciuta, così come le interazioni tra i diversi ambiti (genoma/epigenoma/epitrascrittoma).
  • I singoli geni non hanno una sola funzione e i cromosomi interagiscono tra di loro. Queste relazioni complesse sono molto poco conosciute e tutte le nuove tecniche introducono errori, modificazioni indesiderate al genoma, che possono avere effetti locali o distanti.
  • Questi cambiamenti lasciano tracce, “cicatrici” nel genoma, che saranno ereditate dalle generazioni successive.
  • Nonostante appaia quindi necessario utilizzare più metodi di screening per identificare gli impatti di una data tecnica, questo non avviene sempre. Le modifiche al DNA sono solo una parte del quadro.
  • É anche necessario considerare l’epigenoma – che, al momento, non fa parte della valutazione dei rischi degli OGM.

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