Italia e Messico insieme per dimostrare il ruolo del biologico nel raggiungimento della sicurezza alimentare

Il 13 ottobre, durante la 44^ plenaria del Committee on Food Security che si è svolto nella sede romana della FAO, l’Organic Action Network Italia insieme al Ministero degli Esteri, a IFOAM Organics International e al CREA, ha organizzato un side-event dal titolo “Aumentare la sicurezza alimentare attraverso pratiche agricole sostenibili. Quale ruolo per l’agricoltura biologica?”.
La conferenza, che ha vantato un pubblico nutrito e attento, è stata moderata dalla Dott.ssa Valentina Savastano del Ministero degli Esteri e ha visto i saluti iniziali da parte degli ambasciatori di Italia e Messico alle Nazioni Unite, Pierfrancesco Sacco e Martha Bárcena Conqui.

In seguito la parola è andata a Eva Torremocha, vice presidentessa di IFOAM Organics International, la quale ha affermato la necessità di rompere le barriere, passare dalla visione del biologico come antagonista del convenzionale ad una in cui il biologico condivide le sue best practice, con l’obiettivo di raggiungere un obiettivo superiore, l’adozione di un’agricoltura migliore per l’uomo e l’ambiente, certificata o meno.

A rappresentare l’ambito della ricerca sono intervenuti Andrea Arzeni e Laura Viganò del CREA, che hanno presentato concreti studi volti a rendere l’agricoltura biologica maggiormente efficiente e quindi candidandola ulteriormente a leader per il futuro del settore.

É stato poi il turno di Norma Ruz, direttore esecutivo dei Progetti Speciali dell’Autorità per il Patrimonio dell’Umanità, la quale ha presentato un tipo di agricoltura molto specifico di alcune aree del Messico a sud di Città del Messico: Xochimilco, Tlahuac e Milpa Alta. In queste zone si coltiva da oltre 2000 anni nelle cosìdette “Chinampas”, appezzamenti-isola circondati da canali, utilizzando tecniche tradizionali e attrezzi esclusivamente manuali e provvedendo al fabbisogno alimentare di ben cinque municipalità.

A seguire Matteo Bartolini, coordinatore dell’Organic Action Network Italia, ha introdotto il caso italiano con un discorso di ampio respiro, sottolineando come la credenza che il biologico non possa nutrire il pianeta sia sostanzialmente fallace, dato che – come dimostrato da numerosi studi – questo metodo colturale è in grado di garantire raccolti pressoché paragonabili al convenzionale nel Nord del mondo, mentre può addirittura produrre di più nei Paesi meno sviluppati, dove vivono la maggior parte delle persone sottonutrite.

Raffaella Mellano, giovane agricoltrice italiana, ha portato l’eccellente esempio della sua azienda biodinamica, situata in Piemonte, dove alleva 1400 mucche per la produzione di latte e carne e coltiva cereali. Ha dimostrato come, con l’aiuto delle giuste tecnologie, e avvalendosi di un consorzio di produttori che si aiutano vicendevolmente, sia possibile fare biologico e biodinamico con numeri grandi senza rinunciare né alla salute e al benessere degli animali, né alla salvaguardia dell’ambiente e alla bontà del prodotto finale.

Il side-event si è infine concluso con un contributo di Nadia Scialabba, Senior Natural Resources Officer presso la FAO, la quale citando numerosi progetti concreti ha dimostrato come l’agricoltura biologica, grazie al suo approccio sistemico e sociale, rappresenti un fattore chiave non solo per il raggiungimento del secondo obiettivo dei Sustainable Development Goals, ma anche di tutti gli altri.

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